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		<title>Le lingue nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 08:50:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La classificazione degli idiomi avviene in base a tre diversi criteri. Il criterio genealogico cataloga una lingua facendola risalire a una lingua madre, quello tipologico ne evidenzia ciò che la accomuna ad altre, mentre quello areale definisce le lingue che condividono le stesse caratteristiche per vicinanza geografica. Queste classificazioni&#8230; &#8230; determinano il gruppo o la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esperante.it/wp-content/uploads/2011/10/flaggen.jpg" alt="lingue nel mondo" title="Flaggen" width="300" height="204" class="alignleft size-medium wp-image-41" /><strong>La classificazione degli idiomi avviene in base a tre diversi criteri. Il criterio genealogico cataloga una lingua facendola risalire a una lingua madre, quello tipologico ne evidenzia ciò che la accomuna ad altre, mentre quello areale definisce le lingue che condividono le stesse caratteristiche per vicinanza geografica.</strong></p>
<p><span id="more-40"></span></p>
<h2>Queste classificazioni&#8230;</h2>
<p>&#8230; determinano il gruppo o la famiglia di appartenenza. Alla famiglia cino-tibetana appartengono le lingue indocinesi, il cinese e il tibetano; a quella uralo-altaica idiomi come l’ungherese ed il finlandese; della famiglia bantu-sudanese e di quella camito-semitica sono figlie le lingue parlate in Africa e di quella malese-polinesiana le lingue utilizzate in Polinesia, nelle Filippine ed in Indonesia; il gruppo dei Turco-tatari comprende gli idiomi mongoli, turchi ed utzbechi, mentre quello amerinda include le lingue usate in Centroamerica e nel nord del Canada, mentre quelle parlate in Europa rientrano nella famiglia indoeuropea.   </p>
<h2>La Babele europea</h2>
<p>In Europa si parlano oggi 23 lingue ufficiali e 60 lingue minoritarie. Queste ultime sono, in alcuni casi, riconosciute come idioma ufficiale in ambito locale. Con la continua immigrazione il numero delle lingue parlate è in costante aumento, soprattutto nei maggiori centri urbani. La diversità linguistica viene tutelata dalla politica dell’Unione Europea in quanto rappresentante delle diverse culture ed emblema dell’integrazione degli immigrati in un contesto sociale europeo. Parlare le lingue significa inoltre poter usufruire di più ampie prospettive formative e professionali. Linguasphere, un’associazione dedita allo studio delle lingue nel mondo, si è occupata di censire queste in ordine del numero di parlanti ed ha classificato l’inglese insieme al cinese mandarino come l’idioma più parlato al mondo.</p>
<h2>In Europa una sola lingua senza madre</h2>
<p>La maggioranza delle lingue europee sono di origine indo-europea, ma ve ne sono anche alcune di radici differenti, come ad esempio l’estone che appartiene alla famiglia uralico-altaica. Il basco è l’unica lingua dell’area europea che rientra assieme al giapponese, al coreano e all’etrusco antico, tra le lingue cosiddette isolate, ovvero prive di una lingua madre originaria.</p>
<p>Immagine: Andreas P. &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Lingue non piú in uso in Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 12:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>genius</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vengono definite lingue morte quegli idiomi di cui tutti i parlanti nativi si sono estinti e che quindi vengono utilizzati esclusivamente ai fini di uno studio o che non sono più adoperati affatto. Da alcuni anni la minaccia di un’estinzione di varie lingue attualmente in uso ha attirato l’attenzione di istituzioni internazionali come l’ONU, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="Libro Coro Medievale" src="http://www.esperante.it/wp-content/uploads/2011/10/latein_manuskript.jpg" alt="Lingue Morte" width="300" height="200" /><strong>Vengono definite lingue morte quegli idiomi di cui tutti i parlanti nativi si sono estinti e che quindi vengono utilizzati esclusivamente ai fini di uno studio o che non sono più adoperati affatto. Da alcuni anni la minaccia di un’estinzione di varie lingue attualmente in uso ha attirato l’attenzione di istituzioni internazionali come l’ONU, il Consiglio d’Europa oltre che della comunità scientifica.</strong><br />
<br/><br/><span id="more-37"></span></p>
<p><br/></p>
<h2>Il nemico è sempre in agguato</h2>
<p>Accade che una lingua si estingua per cause di forza maggiore come terremoti, catastrofi e altri fenomeni naturali che distruggono gran parte della popolazione parlante uno stesso idioma. Quando il numero dei sopravvissuti è esiguo, gli appartenenti a questo si integrano in altri contesti culturali e linguistici e lentamente la lingua di origine muore. Avviene altrettanto che una lingua smetta di vivere in seguito a domini, persecuzioni delle minoranze etniche, ragioni politiche ed economiche. Così come accadde per i Galli che sotto il dominio romano abbandonarono il gaelico fino a dimenticarsene, oggi rischia di accadere per tutte quelle culture che si ritrovano schiacciate da altre più potenti. Spesso anche nella convivenza di due o più comunità linguistiche si può assistere a un progressivo impoverimento di una lingua, fino alla sua scomparsa definitiva. Succede infine anche che una lingua accolga in sé un numero tanto elevato di termini dell’idioma dominante da venire bollata come vetusta e relegata alla scrittura di documenti o alla liturgia, così come successe con il latino.</p>
<h2>Le lingue, un patrimonio culturale comune</h2>
<p>Gli studiosi auspicano una rivitalizzazione delle lingue morenti. La lingua materna è emblema della cultura e delle tradizioni d’origine ed è quindi un diritto umano. Le lingue sono però anche simbolo del patrimonio culturale dell’umanità intera in quanto beni che costituiscono l’ambiente linguistico alla stregua dei parchi e delle acque che formano quello ecologico.</p>
<p>Illustrazione: Carlos Caetano &#8211; Fotolia</p>
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		<title>L&#8217;importanza dei dialetti</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 08:10:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La definizione della parola dialetto indica l’idioma proprio di una comunità che condivide un’area geograficamente delimitata. Il dialetto viene adottato e tramandato in forma prevalentemente orale al contrario delle lingue ufficiali. La lingua italiana deriva dal fiorentino che costituiva uno dei dialetti neolatini d&#8217;Italia. Usanze linguistiche che raccontano di noi In Italia viene usata un&#8217;ampia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esperante.it/wp-content/uploads/2011/10/lexikon.jpg" alt="I dialetti" title="Lessico" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-35" /><strong>La definizione della parola dialetto indica l’idioma proprio di una comunità che condivide un’area geograficamente delimitata. Il dialetto viene adottato e tramandato in forma prevalentemente orale al contrario delle lingue ufficiali. La lingua italiana deriva dal fiorentino che costituiva uno dei dialetti neolatini d&#8217;Italia.</strong><br />
<br/><br/><span id="more-34"></span></p>
<p><br/><br/></p>
<h2>Usanze linguistiche che raccontano di noi</h2>
<p>In Italia viene usata un&#8217;ampia gamma di forme dialettali che narrano la storia delle diverse comunità del paese. Spesso non solo queste sono caratteristiche di una determinata regione ma è possibile trovare all’interno di una stessa regione, anche più di una forma dialettale utilizzata. I dialetti sono considerati emblema dei costumi e delle tradizioni territoriali e nazionali; il loro valore è, di conseguenza, certamente antropologico ma anche culturale. Molti auspicano una legislazione al fine di tutelare queste culture linguistiche allo stesso modo in cui vengono protetti i monumenti e le chiese che, attraverso la loro presenza, raccontano l’evoluzione di un paese. Studiare le forme dialettali consente di ripercorrere il percorso antropologico e storico di un popolo grazie al suo modo di esprimersi e di comunicare. I dialetti non devono essere confusi con quelle che vengono definite lingue minoritarie; il dialetto non è un’altra lingua bensì parte integrante della lingua parlata a livello nazionale ed è proprio in virtù di ciò che deve essere considerato parte del patrimonio culturale. </p>
<h2>Una carta a tutela degli idiomi</h2>
<p>Il 21 febbraio si celebra la Giornata internazionale della Lingua Madre organizzata per valorizzare tutti gli idiomi meno diffusi e che, allo stato attuale, sono giudicati a rischio di estinzione. Trentatre stati hanno firmato la Carta europea per le lingue regionali e minoritarie stilata dall’Unione Europea. Il ladino, il sardo e il friulano sono riconosciute in Italia ufficialmente come lingue minoritarie, mentre alcuni dialetti italiani inseriti nella Carta, come ad esempio il napoletano, il ligure ed il piemontese, non hanno ricevuto il riconoscimento ufficiale dello Stato.</p>
<p>Immagine: Ackley Road Photos &#8211; Fotolia</p>
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		<title>L’universalità temuta</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 09:43:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo vent’anni dal libro presentato da Zamenhof (Unua Libro, 1887), un cospicuo numero di riviste in tutto il mondo pubblicava oramai articoli in questa nuova lingua, il cui uso restò però, per molti anni, prevalentemente scritto, mentre congressi di esperantisti si organizzavano periodicamente in diverse città. Durante la seconda guerra mondiale Fu proprio durante un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esperante.it/wp-content/uploads/2011/08/welt_flagge-300x300.jpg" alt="Gli Esperantesi non ce l&#039;avevano facile." title="Il Mondo con le bandiere di tutti i paesi" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-27" /><strong>Dopo vent’anni dal libro presentato da Zamenhof  (Unua Libro, 1887), un cospicuo numero di riviste in tutto il mondo pubblicava oramai articoli in questa nuova lingua, il cui uso restò però, per molti anni,  prevalentemente scritto, mentre congressi di esperantisti si organizzavano periodicamente in diverse città.</strong><span id="more-26"></span></p>
<h2>Durante la seconda guerra mondiale</h2>
<p>Fu proprio durante un congresso che Zamenhof, nel 1905, rinunciò al ruolo di guida del movimento per evitare che la lingua subisse danni legati alla sua persona ed al crescente antisemitismo. Ciò nonostante, durante la seconda guerra mondiale, gli esperantisti vennero perseguitati dal regime nazista, ed anche negli anni a seguire l’idioma che aspirava ad una comunicazione universale, non fu ben visto dai diversi governi.</p>
<h2>Il ritorno della speranza</h2>
<p>Gli esperantisti dovettero attendere gli anni ’70 per veder rifiorire il movimento e per poi festeggiarne la rinascita durante il primo congresso panafricano nel 1991.<br />
Oggi l’esperanto è una lingua studiata da molti,  tanto da aver conquistato il terzo posto nella graduatorie delle lingue straniere parlate. Alcune stazioni radio di rilievo adottano, durante le trasmissioni radiofoniche o via web, questo idioma e svariate opere letterarie importanti vantano la traduzione nella lingua inventata da Zamhof. </p>
<h2>Associazione Universale di Esperanto: divulgazione e filosofia</h2>
<p>Vi sono varie organizzazione che si occupano della sua divulgazione, prima su tutte, grazie al  suo impegno a livello mondiale, la AUE (Associazione Universale di Esperanto) con sede centrale a Rotterdam.<br />
Gli obiettivi perseguiti dagli esperantisti hanno raccolto maggiore accettazione con la nascita dell’UNESCO , la cui ideologia è affine a quella esperantista e mira, come questa, ad un’universalità dei diritti umani senza distinzioni di razza, sesso, lingua o fede. Nel 1954 l’AUE è stata ufficialmente riconosciuta dall’UNESCO come organismo con potere consultivo.<br />
L’AUE  si prefigge non solo la divulgazione dell’esperanto bensì anche la semplificazione delle relazioni tra le popolazioni, senza discriminazione alcuna; la collaborazione con associazioni apolitiche a difesa dei diritti umani e che hanno come fine la realizzazione, anche parziale, delle idee dell’AUE ed, infine, l’opposizione alla discriminazione linguistica.<br />
Fedeli al sogno del padre fondatore,  gli appartenenti al movimento esperantista, cercano di rendere il mondo migliore attraverso una migliore comunicazione.</p>
<p>image: © Felix Pergande &#8211; Fotolia.com</p>
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		<title>Nascita e origini dell&#8217;esperanto</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 08:16:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Essere compresi dal prossimo è per l’uomo un sogno antico quanto quello di Icaro. Ottenere che le parole giungano con lo stesso significato con il quale sono state pronunciate, evitando malintesi e superando barriere, è un desiderio universalmente condiviso. Ludwig Lejzer Zamenhof Ed è inseguendo questa meta che tra il 1887 Ludwig Lejzer Zamenhof, medico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esperante.it/wp-content/uploads/2011/08/sprachen-300x225.jpg" alt="Questo articolo parla della lingua esperanto." title="Una penna stilografica." width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-15" /><strong>Essere compresi dal prossimo è per l’uomo un sogno antico quanto quello di Icaro. Ottenere che le parole giungano con lo stesso significato con il quale sono state pronunciate, evitando malintesi e superando barriere, è un desiderio universalmente condiviso.</strong></p>
<p><span id="more-14"></span></p>
<h2>Ludwig Lejzer Zamenhof</h2>
<p>Ed è inseguendo questa meta che tra il 1887 Ludwig Lejzer Zamenhof, medico e linguista, pubblicò per la prima volta un’opera in quella che egli sperò divenire una lingua universale e che aveva messo a punto nel decennio antecedente: l’esperanto.</p>
<h2>Doktor Esperanto</h2>
<p>Ma chi era il padre dell’esperanto? Ludwig Lejzer Zamenhof nacque, figlio di famiglia ebraica, nel 1859 a Bialystok, città della Polonia allora sotto dominio dell’impero russo, dove le diverse etnie conviventi spesso si combattevano tra di loro. La sua idea di un idioma universale ebbe origine nel progetto iniziale di trovare una lingua comune a tutti gli ebrei; tanto che la sua opera fu la prima edizione della grammatica yiddish in lingua russa. Ben presto Zamenhof comprese però che è proprio la diversità linguistica a creare ostilità e che, quindi, il nuovo idioma avrebbe dovuto essere unico per tutte le etnie.<br />
Fu così che dapprima elaborò quella lingua che successivamente sarebbe stata definita con il nome di proto-esperanto e che, attraverso un uso sistematico degli affissi, rese superflue molte delle radici che compongono le parole delle lingue vive. Zamhof dovette, a causa della censura vigente, attendere il 1886 per divulgare il suo primo opuscolo intitolato “Internacia Lingvo”,  in cui illustrava i benefici di una lingua che poteva essere universalmente adottata perché minimalista con le sue pochissime regole grammaticali (soltanto 16, senza eccezioni) ed un alfabeto di 28 lettere. </p>
<h2>Una lingua morale</h2>
<p>Intanto Zamenhof aveva acquisito anche la certezza che non sarebbe stata sufficiente una lingua comune per realizzare il suo sogno, e si dedicò anche all’elaborazione di una religione universale. La triste presa di coscienza non gli impedì però di pubblicare nel 1887 il suo primo libro, Unua Libro, scritto in quell’ idioma  che fino ad oggi ha subito ben poche modifiche.</p>
<p>image: © matttilda &#8211; Fotolia.com</p>
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		<title>Sotto la bandiera verde</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 18:10:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Attualmente l’AUE (Associazione Universale Esperanto) è presente con le sue associazioni affiliate in 55 nazioni. Con la nascita del web e l’uso sempre più diffuso dei network sono nate inoltre molte comunità di esperantofoni in rete. Il numero degli appassionati di questa lingua senza frontiere ed i cui giovani percorrono le strade del mondo muniti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esperante.it/wp-content/uploads/2011/08/alte-buecher-205x300.jpg" alt="L&#039;Esperanto ed una ligua molto vechia, e stata creata nel 1887" title="Libri vecchi" width="205" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-23" /><strong>Attualmente l’AUE (Associazione Universale Esperanto) è presente con le sue associazioni affiliate in 55 nazioni. Con la nascita del web e l’uso sempre più diffuso dei network sono nate inoltre molte comunità di esperantofoni in rete. Il numero degli appassionati di questa lingua senza frontiere ed i cui giovani percorrono le strade del mondo muniti di Pasporta Servo, è stimato tra i due milioni ed i sei milioni.</strong><span id="more-22"></span></p>
<h2>Il movimento negli USA</h2>
<p>Vasta è l’associazione no profit Esperanto-USA, nome adottato dal 2007 per l’Esperanto Lega per il Nord America pur mantenendo la denominazione originale, che pubblica il maggior numero di libri in esperanto, guide alla lingua ed un opuscolo bimestrale dal nome Usona Esperantisto. L’associazione dispone di un sito web attraverso il quale è possibile, dopo il versamento di una modesta quota associativa, acquisire libri, DVD e CD, ottenere informazioni su corsi di esperanto, richiedere l’invio del bollettino redatto con scadenza bimestrale ed, ovviamente, entrare in contatto con gli esperantisti di tutto il mondo. La quota associativa consente inoltre di usufruire di uno sconto per la partecipazione al congresso organizzato annualmente, con sporadiche eccezioni, negli USA.</p>
<h2>In barba alle dotte critiche</h2>
<p>Una delle critiche rivolte all’esperanto, idioma che si basa su tre famiglie linguistiche (romanza, germanica e slava) è quella di essere, in quanto lingua franca, svincolata dal vissuto e dalla cultura di un popolo, rendendola in questo modo priva di anima e di cultura e, conseguentemente, inadatta ad esprimere le emozioni ed il pensiero elevato, al contrario delle lingue classiche. Malgrado questi ed altri appunti rivolti da linguisti all’esperanto, però, il numero delle persone che si appassiona allo studio di questa lingua è in costante aumento così come anche i corsi e le lezioni online. Tanto che il mercato informatico propone, da qualche anno ormai, sistemi informatici con un’interfaccia grafica che consente l’uso dell’esperanto nella scrittura.  </p>
<p>foto: Ina Schoenrock &#8211; Fotolia</p>
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